Il caffè: quanto ogni giorno? E se smettiamo di berlo?

Il caffè: quanto ogni giorno? E se smettiamo di berlo? 20 febbraio 2017

È fuori discussione: per molti il rito della tazzina di caffè che scandisce i ritmi della giornata è un piacere irrinunciabile. Ma ciò su cui si discute da sempre è quanto la caffeina, il principio tipico del caffè, sia positiva per l’organismo e in quale quantità possa essere tollerata senza problemi. Una discussione senza fine, peraltro inquinata dal perdurare di troppi pregiudizi e idee sbagliate a proposito del rapporto caffè-salute.
 

Un parere autorevole
Fino a non molto tempo fa, il mantra comune nell’ambulatorio del medico recitava: “e mi raccomando: pochissimo alcol, niente fumo e non esageri col caffè…”.
Il fatto di associare al caffè l’alcol e il fumo, sicuramente negativi per la salute, la dice lunga su come fosse considerata questa bevanda. 
Oggi, a chiarire definitivamente le cose è venuto il parere indiscutibile dell’EFSA, l’Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare. Recita testualmente: «Dosi singole di caffeina fino a duecento milligrammi e dosi quotidiane anche doppie non destano preoccupazioni in termini di sicurezza per gli adulti». Poche righe (frutto dell’analisi di decine e decine di studi) che devono tranquillizzare definitivamente gli amanti del caffè perché, tradotto in pratica, significa potersi gustare in tutta tranquillità quattro-cinque tazzine al giorno.
 
L’amico del cuore
Tra i maggiori pregiudizi che da sempre hanno visto vittima il caffè c’è quello che lo vorrebbe responsabile di aritmie cardiache e scompensi della pressione sanguigna. Per avere effetti di questo tipo su una persona normale, bisognerebbe assumere quantità molto alte di caffeina, ben al di là delle normali abitudini di consumo indicate dall’EFSA. 
Rimanendo nei limiti la caffeina viene smaltita tranquillamente dal nostro organismo, senza portare alcun effetto sul cuore, sulle coronarie né, tantomeno, esporre all’infarto. A questo proposito meritano attenzione i risultati emersi da uno studio pubblicato sulla rivista Heart e condotto della Kangbuk Samsung Hospital di Seoul, in Corea: 25 mila persone sane di età media 41 anni sono state seguite per verificare la relazione tra consumo di caffè e aterosclerosi delle arterie coronarie. Ebbene, si è visto che un normale consumo di caffè (per l’appunto dalle tre alle cinque tazzine al giorno) protegge le arterie dal rischio di sviluppare occlusioni, associandosi ad una minore incidenza di aterosclerosi. 
 
Una bevanda delle molte virtù
Ma non finisce qui: per la benefica stimolazione della caffeina sui centri nervosi, quattro o cinque tazzine al giorno assicurano superiori capacità di memorizzazione, migliori tempi di reazione e svolgono un’azione positiva sul meccanismo della visione
Va tenuto presente comunque che la risposta alla caffeina è molto soggettiva: c'è chi dopo un caffè alla sera fa fatica ad addormentarsi e chi invece non accusa nessun problema di insonnia. Il massimo dell'effetto stimolante si ha sempre tra i 15 e i 45 minuti dopo l'assunzione, mentre quello che varia parecchio da persona a persona è il tempo necessario per smaltire questo effetto. 
Si è osservato, per esempio, che chi fuma brucia più in fretta la caffeina, riducendo di molto la durata della sua azione, e questo in parte spiega perché spesso i fumatori sono anche forti bevitori di caffè. 
 
Buono per non ingrassare…e per non invecchiare
Presa in piccole dosi, la caffeina ha anche effetti positivi sull’umore e sembra addirittura che aiuti a smaltire gli eventuali chili di troppo.
Per metabolizzare 400 milligrammi di caffeina si bruciano 80-150 calorie, l’equivalente di una lunga passeggiata, e l’effetto dimagrante è più marcato nelle persone obese.
Durante la tostatura dei chicchi, si formano poi delle particolari sostanze chiamate “polifenoli”, che svolgono una potente azione antiossidante e sono efficaci nel combattere i famigerati radicali liberi, tra i responsabili dell’invecchiamento dei tessuti. Come dire che il caffè, oltre ad essere amico della linea, aiuta anche a contrastare i segni del tempo. 
 
Le controindicazioni
Come per tutti gli alimenti, vale comunque il principio che il troppo stroppia. Se le dosi di caffè diventano eccessive, possono comparire insonnia, ansia, irritabilità, tachicardia. 
Inoltre il caffè, ad alti dosaggi, può ridurre in modo significativo l’assorbimento del calcio e del ferro, con il rischio di favorire la comparsa di anemie e osteoporosi.
Un’altra possibile controindicazione è legata al fatto che il caffè stimola la secrezione acida dello stomaco, cosa che, se da un lato può essere positiva per chi soffre di digestione pigra, non lo è se si è affetti da gastrite o ulcera dovute a eccessiva secrezione gastrica. C’è poi da dire che alcune persone risultano ipersensibili agli effetti della caffeina, anche assunta in dosi normali; in questo caso, è possibile comunque ritrovare tranquillamente tutto il piacere della bevanda nel decaffeinato.
 
Se si aspetta un bambino
Se 4-5 tazzine al giorno sono perfette per un adulto in condizioni normali, le cose possono cambiare quando si aspetta un bimbo. Lo sconvolgimento ormonale a cui va incontro la donna in questo periodo può renderla più sensibile agli effetti della caffeina, ma è importante soprattutto considerare che, attraverso la placenta, la caffeina può raggiungere il piccolo che si sta formando, e i suoi effetti su un organismo così minuto vengono inevitabilmente amplificati. Il consiglio è quello di passare per questo periodo al decaffeinato, o quantomeno ridurre le dosi a 1-2 caffè al giorno.
 
Se si smette di berlo
Premesso che non ci sono motivi per smettere di bere il caffè se non si hanno problemi particolari nei confronti di questa bevanda, eliminarla di colpo dalle proprie abitudini può comportare alcuni effetti sull’organismo. Effetti che si manifestano soprattutto a carico di chi, più che per il piacere della bevanda, è abituato ad assumere il caffè in quantità elevata per forzare i propri ritmi e contrastare sonno e fatica.  
In questi casi, gli effetti più comuni legati alla sospensione del caffè sono nel senso di fatica e nel mal di testa che possono comparire. Escludendo il caffè, diminuisce infatti la produzione nell’organismo di adrenalina e dopamina, due stimolanti naturali che aiutano la mente a restare sveglia e attiva, mentre vengono liberate alte dosi di adenosina, l'ormone della stanchezza. 
Il risultato è quello descritto: ci si sente stanchi e compare facilmente mal di testa. La buona notizia è che si tratta solo di effetti temporanei: nel giro di una due settimane al massimo si può tornare in piena forma.
 

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